Nella pentola ci sono due tipi di inquinamento. Uno  deriva dalle matrici [aria, acqua e suolo]; un altro,  chimico e spesso inutile, deriva dalla conservazione ed aromatizzazione degli alimenti. Tecnica usata per rendere i prodotti  belli e in voga!

La conservazione degli alimenti è stata una lotta per la sopravvivenza sin dai tempi antichi. Spezie per insaporire; sale, aceto, olio, miele, zucchero per conservare.

In epoca moderna si ricorre all’additivo alimentare ossia  a “qualsiasi sostanza normalmente consumata come alimento in quanto tale e non impiegata come ingrediente tipico degli alimenti, indipendentemente dal fatto di avere un valore nutritivo, aggiunta intenzionalmente ai prodotti alimentari per un fine tecnologico nelle fasi di produzione, trasformazione, preparazione … che si possa ragionevolmente  presumere diventi essa stessa o i suoi derivati, un componente di alimenti, direttamente od indirettamente”. Così recita il decreto ministeriale del 27 febbraio 1996. Nel corso di questi anni non è cambiato quasi niente.

Gli additivi autorizzati sono più di 300, divisi in 24 categorie [ coloranti, conservanti, antiossidanti, emulsionanti, Sali di fusione, addensanti, gelatificanti, stabilizzanti, esaltata tori della sapidità, acidificanti, correttori di acidità, antiagglomeranti, amidi modificati, adulcoloranti, agenti lievitanti, antischiumogeni, agenti lubrificanti e di rivestimento, agenti di trattamento delle farine, agenti di resistenza, agenti umidificanti, agenti sequestranti, enzimi, agenti di carica, gas propulsori]. Vi basta?  Pensate: un uomo di 35 anni dal peso medio di 70 Kg ha già ingerito da 70 a 100 Kg di additivi.

Non esistono in letteratura dati di provata evidenza scientifica sulla tossicologia degli alimenti. Molti additivi sono presenti nei prodotti alimentari confezionati ma anche in qualche prodotto fresco [ formaggi e frutta, arance ed altro]. Discorso a parte per gli aromi. Possono avere origine naturale [ essenze, estratti, succhi concentrati o liofilizzati, etc] o sintetica.

Curiosiamo un po’! I coloranti riproducono ed accentuano la presenza di un determinato ingrediente. Non hanno nessun vantaggio nutritivo. Esempio tipico è l’aranciata. La legge prevede un contenuto minimo di succo di arancia vero [12%]. In altre parole l’aranciata è fatta con un litro di succo vero ed 11,5 litri di acqua. Naturalmente sarebbe acqua appena colorata. Ma il colorante ed altri additivi compiono il miracolo.

Attenzione! Alcuni  E [ coloranti] sono vietati. Più precisamente l’E 103 [crisoidina] 105 [giallo solido].111 [arancio GGN], 125 [Scarlatto GN]. 126 [Ponceau 6R], 152 [nero 7984].

Gli acidificanti [ E 260 acido acetico, E 330 citrico, E 270 lattico] invece non causano problemi tossicologici riconosciuti.

I conservanti salvaguardano nel tempo le caratteristiche chimiche, fisiche e chimico fisiche dei prodotti alimentari; hanno una funzione antisettica, antifermentativa, antimuffa, batteriostatica e battericida. In altre parole ammazzano batteri e funghi.

Sono divisi in gruppi: sorbitati, benzoici, solfiti.

Nel gruppo dei sorbitati troviamo l’E 200 [ acido Sorbico] E 202 [Sorbato di Potassio] ed E 210 [Sorbato di calcio]. Hanno origine naturale e non sono causa di problemi tossicologici.

Il gruppo dei Benzoici [E che vanno da 210 al 219] è utilizzato per  conservare il pesce e derivati ittici, pasta di olive e bibite analcoliche. Queste sostanze possono dare reazioni allergiche e/o intolleranza.

Nel Gruppo dei Solfiti troviamo gli E che vanno dal 220 al 228; hanno una funzione batteriostatica, antifermentativa, antimicrobica e sono utilizzati nel trattamento delle uve fresche. I solfiti inattivano la Tiamina [vitamina B], provocano irritazione nell’apparato digerente ed un “cerchio alla testa” effetto sgradevole dopo il consumo di vino. Se consumate arance e limoni fate attenzione al difenile [ E 230] chimicamente FENILBENZENE,  usato nel trattamento SUPERFICIALE degli agrumi e delle banane destinati al consumo diretto. Spesso troviamo le arance in  seducenti foglietti  che sono altamente impregnati da questa sostanza che non si elimina con il semplice lavaggio. Dose massima tollerata 70mg/kg. In genere non passa nella polpa del frutto.  Si ritrova inalterato se mangiamo la buccia o con la pratica di mettere la buccia medesima nel thè o nei drink. L’esposizione per lunghi periodi al difenile causa  nausea, vomito, irritazione degli occhi e del naso.

Infine i nitriti e i nitrati [ E 249 al E 252] sono utilizzati per la carne conservata, insaccati e salumi. Eliminano il batterio responsabile del botulino negli alimenti con pH > di 4,5 che non è assolutamente il caso degli insaccati.

L’E 251 è chiamato nitrato di sodio che si trasforma in nitrito di sodio il quale si lega alla mioglobina della carne alla quale conferisce la colorazione rossa tipica del prodotto fresco. Il nitrito di sodio non distingue la mioglobina delle carne suina da quella dell’organismo umano. Ossida la nostra emoglobina trasformandola in metaemoglobina. In questo modo il sangue non viene ossigenato causando nell’individuo nausea, vomito, cefalea, stanchezza, depressione mentale, rallentamento del battito cardiaco e della frequenza respiratoria.

I nitriti sono particolarmente pericolosi nei bambini i quali hanno l’acidità dello stomaco più  bassa rispetto agli adulti. Perciò è agevolata la trasformazione del nitrato in nitrito. Ovvie ripercussioni negative sulla salute. Il nitrito viene trasformato nello stomaco in acido nitroso che si combina con le ammine formando le nitrosammine, sostanze cancerogene certe!

Conclusione? Leggere attentamente le etichette e diffidare delle E. Consumare cibi naturali ovvero poco colorati! Non vi pare?