Definizione
I disturbi depressivi sono caratterizzati da caduta persistente del tono dell’umore, perdita di interesse e piacere e riduzione dell’energia. Spesso determinano un’alterazione del funzionamento sociale.
Anziani: per anziano si intende di solito un individuo di 65 anni d’età o più. Il quadro di presentazione della depressione nei soggetti anziani può essere atipico; la caduta del tono dell’umore può essere mascherata e i sintomi principali possono essere l’ansia o l’alterazione della memoria. Nella diagnosi differenziale nei soggetti anziani deve essere tenuta in considerazione la demenza

Incidenza e Prevalenza

Giovani adulti: I disturbi depressivi sono comuni, con prevalenza di depressione maggiore tra il 5 e il 10% dei soggetti valutati in ambito di medicina generale. Un numero di soggetti da 2 a 3 volte maggiore può presentare sintomi depressivi pur non soddisfacendo i criteri di depressione maggiore. Le donne sono 2 volte più colpite rispetto agli uomini. I disturbi depressivi sono la quarta causa di disabilità al mondo e si prevede che potranno diventare la seconda intorno all’anno 2020.Anziani: Il 10-15% della popolazione anziana presenta una sintomatologia depressiva significativa, anche se negli anziani la depressione maggiore è relativamente rara In Italia la prevalenza media di depressione, secondo uno studio che ha utilizzato la modified Mini International Neuropsychiatric Interview, è di circa l’8%, con valori massimi nella fascia di età compresa tra i 30 e i 49 anni (11,9%) e minimi (4,1%) oltre i 60 anni. La depressione tende a essere più comune nel sesso femminile. In uno studio condotto su scala nazionale che ha coinvolto 191 medici di medicina generale la prevalenza della depressione nella popolazione di età superiore ai 14 anni andava dal 7,8% al 9,0%, senza differenze significative tra regioni settentrionali, centrali e meridionali. In soggetti di età superiore ai 60 anni la depressione è risultata più spesso associata a malattie fisiche concomitanti.

Eziologia e fattori di rischio

Le cause non sono certe ma includono sia eventi vissuti in età infantile sia esperienze negative vissute dall’individuo nel suo contesto personale e sociale

Prognosi

Circa la metà dei soggetti che soffrono di un primo episodio depressivo maggiore sperimenta altri sintomi entro i 10 anni successivi. Differenti livelli di gravità implicano differenti prognosi e trattamenti. La depressione da lieve a moderata è caratterizzata da sintomi depressivi e da un certo grado di alterazione del funzionamento sociale. Numerosi soggetti recuperano in un periodo di tempo breve ma circa la metà lamenta sintomatologia ricorrente. La depressione grave è associata ad agitazione o rallentamento psicomotorio con importanti sintomi somatici. In questa revisione si considera che i trattamenti siano stati valutati nella depressione grave qualora gli studi abbiano incluso pazienti ricoverati. La depressione psicotica è caratterizzata dalla comparsa di allucinazioni, deliri o entrambi. Anziani: la prognosi può risultare particolarmente sfavorevole nei soggetti anziani con un decorso cronico o caratterizzato da ricadute.

Finalità dell’intervento

Migliorare l’umore, il funzionamento sociale e professionale e la qualità della vita; ridurre morbilità e mortalità; prevenire la ricomparsa di disturbi depressivi; ridurre al minimo gli eventi avversi legati ai trattamenti. La depressione non dovrebbe essere considerata come un evento naturale dell’età avanzata.

Esiti

Sintomi depressivi valutati dal soggetto e dal medico, funzionamento sociale, funzionamento professionale, qualità della vita, ricovero, incidenza degli atteggiamenti autolesivi, ricomparsa di sintomi depressivi, incidenza di eventi avversi. Gli studi spesso utilizzano scale standardizzate per la misurazione dei sintomi depressivi (come la Hamilton Depression Rating Scale e la Beck Depression Inventory). Vengono anche utilizzate osservazioni cliniche o misure degli esiti globali fatte dal soggetto stesso. I punteggi ottenuti con le scale continue possono essere impiegate in 2 modi. Possono essere dicotomizzati in maniera arbitraria ma utile sul piano clinico (per esempio considerando una riduzione del 50% dei sintomi depressivi come esito), in quanto ciò consente di esprimere i risultati in termini di rischio relativo e numero di casi da trattare. In alternativa, possono essere utilizzati come variabili continue, come avviene quando si vogliono combinare i dati dei singoli studi. In questo caso la stima globale dell’effetto esprime la differenza tra i punteggi del gruppo di controllo e di quello sperimentale. La dimensione dell’effetto può essere impiegata per calcolare il numero di soggetti nel gruppo di controllo con esito inferiore rispetto al soggetto medio del gruppo sperimentale; valori uguali al 50% indicano che il trattamento non ha alcun effetto. Anziani: la Hamilton Depression Rating Scale non è ideale per gli anziani in quanto comprende un certo numero di elementi di pertinenza somatica che possono risultare alterati anche nell’anziano non depresso. E’ la più utilizzata, sebbene altre scale di valutazione per gli anziani (come la Geriatric Depression Scale) evitino di considerare componenti fisiche.