La professoressa Caputo, docente di Italiano e latino  del lontano Liceo scientifico – oggi splendida ottantenne – soleva avvertire “ quando la confusione imperversa  bisogna ricorrere al vocabolario”

C’è molta confusione rispetto al concetto di turismo sostenibile. Perciò  mi sono ricordato dell’avvertimento dopo avere letto numerosi articoli.

Definizione: turismo [ attività consistente nel fare gite, escursioni, viaggi per svago o a scopo istruttivo] eco [casa, ambiente, natura dal latino echo, che deriva dal greco antico ἠχώ!!] sostenibile [che si può sostenere]. Il turismo ecosostenibile è la movimentazione di individui a scopo istruttivo o di svago che sostiene, rispetta la natura, l’ambiente [da ambeo, tutto ciò che sta intorno all’uomo] e la comunità. Questo tipo di turismo  rivolge un’attenzione speciale, esclusiva  al rapporto con la natura attraverso  strategie operative che garantiscono sia la preservazione dell’ambiente naturale sia la ricerca di un equilibrio tra uomo e natura tale da favorire la miglior convivenza possibile.

Una rivoluzione copernicana!

In questa ottica il turismo non è considerato solo in termini di divertimento e di vacanza ma  necessità  di porre al centro dell’attenzione la persona, la filiera turistica a livello nazionale e locale, l’informazione sull’accessibilità, la comunicazione, la qualità dell’accoglienza per tutti, la collaborazione.

A casa propria l’uomo è per sua natura un eccellente produttore di rifiuti urbani [quando va bene], 1,2 kg al giorno diversamente trattati. Quando si mette in movimento l’uomo diventa anche un terribile devastatore lasciando il segno: colate di cemento per realizzare nuovi insediamenti,carico straordinario per smaltire  il “peso” dei vacanzieri.  Ogni giorno l’ecosistema combatte una vera guerra in nome della vacanza  benessere e dei vizi. Buste di plastica, lattine, mozziconi di sigaretta, inquinamento per la movimentazione sia dei turisti sia dei prodotti che piacciono. Addirittura si arriva alla situazione grottesca di andare in vacanza in zone dove c’è una guerra civile o dove  i bambini accattonano tra i “golosi” rifiuti prodotti dai “graditi ospiti del villaggio turistico”. L’importante per l’industria dei viaggi è “coccolare” il turista, facendolo sentire anche a migliaia di chilometri di distanza a casa propria.

Questa percezione della vacanza deve essere rivisitata perché la natura ci rifila come in una nemesi storica i medesimi effetti negativi che le somministriamo. La questione coinvolge tutti gli attori della filiera tra la domanda e l’offerta.

I vacanzieri devono avere un maggior rispetto verso la natura. Bastano pochi e semplici accorgimenti per produrre meno rifiuti possibili e non lasciare tracce del  “passaggio”.

Rispetto della natura

  • vuol dire evitare di lasciare buste di plastica, lattine, mozziconi di sigaretta o quanto altro immaginabile lungo l’itinerario o nella sede della struttura ricettiva;
  • muoversi adottando i canoni della economia di scala. Meglio utilizzare un pullman che 20 macchine per raggiungere una destinazione;
  • utilizzare prodotti a Km zero sia per sostenere l’economia locale sia per diminuire l’inquinamento da gas di scarico connesso alla movimentazione dei prodotti.
  • Utilizzare prodotti locali a produzione integrata ancor meglio se biologici
  • Utilizzare il riscaldamento o l’aria condizionata solo quando effettivamente necessario. Preferibile mettere un maglioncino  piuttosto che aumentare di un grado la temperatura
  • Considerare l’ambiente circostante come il core business della propria attività. Questa raccomandazione è fondamentale per le strutture. Non basta tenere in ordine il proprio orticello sia esso  albergo/agriturismo/B&B. Bisogna mettere il naso fuori la porta, nell’ambiente circostante ed esso conservare e fare durare nel tempo.
  • Intervenire nelle scuole con programmi capaci di creare nei bambini, protagonisti del domani questa sensibilità
  • Intervenire nelle scuole medie e medie superiori con programmi di eco scuola attraverso i quali adottare il territorio di pertinenza ed esso tutelare e proteggere.

Non sarebbe male se i ragazzi delle varie scuole adottassero il proprio paese, i ponti delle strade vicine, spesso discariche a cielo aperto, i sentieri pertinenti il proprio territorio. Pulire tutte le settimane il vicolo dove si abita; quattro volte all’anno i sentieri, una volta all’anno le discariche a cielo aperto etc. Tutto questo inserito in un programma di educazione ambientale, sarebbe un bel biglietto da visita per i vacanzieri i tema di diritti del viaggiatori.

La prima volta è difficile e pesante… poi tutto più facile perché si diventa sentinella del proprio territorio.

E’ scritto: ama il prossimo come te stesso. Consentitemi: ama l’ambiente come te stesso.  Sono un sognatore. Lo so!

Cambiare la cultura è un percorso difficile. Ma è l’unica strada di percorribile e disponibile!