Oggi non ero al Forno Antico. Ero a casa. Strano ma è così. Mi sono svegliato con l’acquolina in bocca. Il ricordo di ieri mi ha fatto sussultare.
Ieri sono stato dal mio fruttivendolo di fiducia per ritirare sei carciofi violetti pestani [ovvero provenienti dalla Piana di Paestum] di qualità superiore. La qualità superiore si caratterizza dal fatto che le brattee centrali sono ben serrate e devono proprio pungere le dita per aprirle. Non devono presentare difetti, ad eccezione di lievissime alterazioni superficiali dell’epidermide delle brattee, purché esse non pregiudichino l’aspetto generale, la qualità, la conservazione e la presentazione nell’imballaggio del prodotto. Inoltre i  fasci vascolari della parte inferiore non devono presentare un inizio di lignificazione.
Sempre da mio fruttivendolo ho comprato due etti di ricotta di pecora, un etto di cacio primo sale, due etti di formaggio pecorino. tre uova fresche,pane grattuggiato, due ciuffi di prezzemolo, un etto di olive di Gaeta, aglio, due peperoncini secchi. A casa avevo conservato i resti dei diversi tipi di pasta [ bucatini, maltagliati, spaghetti etc]. E poi?
Poi ho amalagamato la ricotta, le uova, le olive dissossate, il pane grattugiato, il cacio primo sale, prezzemolo, peperoncino tritato fine ed una spolveratina di pepe.
Quindi ho aperto delicatamente i carciofi, ho depositato nel fondo 1/2 aglio schiacciato ed li ho riempiti con l’impasto amalgamato a mano e  sigillati con foglie di prezzemolo.
In una padella,  appena fatto soffrigere l’olio,ho aggiunto una scatola di pelati, i carciofi  ed circa un litro e mezzo di acqua. Poi il fuoco lento ha fatto il resto per circa 40 minuti. Quindi ho aggiunto la pasta e lasciata  cuocere per il tempo necessario. A cottura avvenuta ho  coperto la pentola per cinque minuti e lasciato riposare. Infine ho spiattato senza dimenticare una bella spolverata di formaggio pecorino del Cilento.
Vino? Aglianico, tosto che “ti  nzuccara lu core e ti faci parlà senza rancore”. Ti addolcisce il cuore e ti fa parlare senza rancore.
Così diceve mio nonno Pietro che di vini era un maestro
Garantisco anche io!