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		<title>Onde&#8230;.. che urto!</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 12:14:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Settore di applicazione: ortopedia, ghiandole salivari, andrologia, tessuti cutanei. Le ode d&#8217;urto extracorporee sono efficaci per la cura di molte patologie infiammatorie acute e cronico-degenerative dell&#8217;apparato muscolo-scheletrico. Esse esercitano un effetto positivo sulla rigenerazione ossea quali ritardi consolidazione, pseudoartrosi e necrosi ossea. Questa stimolazione di tipo fisico &#8211; recentemente scoperta &#8211; è in grado anche <a href="http://www.aniellocusati.com/2012/02/21/onde-che-urto/" class="more-link">More &#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-897"></span>Settore di applicazione: ortopedia, ghiandole salivari, andrologia, tessuti cutanei.</p>
<p>Le ode d&#8217;urto extracorporee sono efficaci per la cura di molte patologie infiammatorie acute e cronico-degenerative dell&#8217;apparato muscolo-scheletrico. Esse esercitano un effetto positivo sulla rigenerazione ossea quali ritardi consolidazione, pseudoartrosi e necrosi ossea. Questa stimolazione di tipo fisico &#8211; recentemente scoperta &#8211; è in grado anche di rigenerare i tessuti cutanei lesi per cause di diversa natura. Perciò le ode sono utilissime nella terapia di ulcere e ferite complesse di diversa eziopatogenesi. Le onde d&#8217;urto extracorporee sono una terapia non invasiva, pressoché priva di effetti collaterali. Perciò si possono ripetere. Sono considerate un vero “toccasana” per molti pazienti che non hanno ottenuto beneficio da altre terapie conservative (farmacologiche e/o fisioterapiche) o addirittura per pazienti che si sono già sottoposti ad un intervento chirurgico, ma senza risolvere completamente la loro patologia. Inoltre ,l&#8217;acquisizione più recente ,ovvero la loro applicazione nella cura di ulcere e ferite di difficile risoluzione i cui tempi di guarigione risultano accelerati, prospetta nuovi importanti orizzonti terapeutici, anche in virtu&#8217; di un rapporto costo-beneficio molto favorevole. Come funzionano Introdotte nella pratica clinica in campo urologico sul finire degli anni &#8216; 80 per la cura della calcolosi renale ,le onde d&#8217;urto sono applicate con successo in campo ortopedico, per la cura di numerose e comuni patologie dell&#8217;apparato muscolo-scheletrico. Sono spesso anche valida alternativa all&#8217;intervento chirurgico. Si tratta di onde acustiche ad alta energia ,caratterizzate da un picco di pressione positiva cui segue una fase di pressione negativa generate in rapidissima sequenza ed in grado di propagarsi in un mezzo acquoso, compresi i tessuti di cui è composto l&#8217;organismo. Sono anche definite focali”, poiché il “fascio” di onde d&#8217;urto viene per l&#8217;appunto “focalizzato” sulla struttura anatomica sede di malattia. La propagazione di queste onde acustiche nei tessuti dell&#8217;organismo evoca una serie di reazioni biochimiche, con effetti terapeutici importanti: effetto antidolorifico, antinfiammatorio e trofico(cioè di “nutrizione”),come dimostrato ormai da numerose esperienze cliniche e sperimentali: Per le ossa Le onde d&#8217;urto in campo ortopedico trovano indicazioni ormai da alcuni anni sia nelle patologie dei cosiddetti tessuti molli (tendini e strutture correlate),sia nelle patologie dello scheletro (l&#8217;osso). Per quel che riguarda i tessuti molli ,si possono curare patologie soprattutto di tipo infiammatorio, disturbi molto diffusi, talvolta ricorrenti e spesso difficili da eradicare, specie se di non recente insorgenza: tendinopatia della cuffia dei rotatori alla spalla (calcifica e non, impropriamente nota anche come “periartrite”); epicondilite (o gomito del tennista); spina calcaneare dolorosa e tendinosi dell&#8217;Achilleo; tendiniti a livello del ginocchio (del tendine rotuleo o della &#8216;zampa d&#8217;oca&#8217;); processi infiammatori delle inserzioni tendinee a livello dell&#8217;anca. A livello del tessuto osseo, l&#8217;azione delle onde d&#8217;urto è ancor di più importante, poiché è in grado di stimolare la rigenerazione o maturazione del callo di frattura , nei casi in cui il processo riparativo si è arrestato oppure non è mai iniziato (ritardi di consolidazione e pseudoartrosi). L&#8217;azione positiva sulla rigenerazione ossea (effetto trofico) derivante dall&#8217;applicazione delle onde d&#8217;urto può essere sfruttata anche alcuni casi in cui l&#8217;osso stia morendo (osteonecrosi) o sia nella fase di edema osseo ,che talvolta può precedere o mascherare una necrosi. Se ne deduce, quindi, che il precoce riconoscimento e trattamento delle patologie dell&#8217;osso caratterizzate da un disturbo di origine “vascolare” (alcuni casi di edema osseo e le osteonecrosi per l&#8217;appunto) si prefigura di notevole importanza dal punto di vista prognostico , poiché la naturale evoluzione di questi processi patologici, non trattati, è verso la degenerazione osteoarticolare ( o artrosi) precoce. Per rigenerare i tessuti Le ricerche più recenti hanno evidenziato che è possibile ,con l&#8217;applicazione di onde d&#8217;urto , ottenere un vero e proprio effetto angiogenetico (ovvero produzione di nuovi piccoli vasi sanguigni nei tessuti), con conseguente aumentato apporto di ossigeno localmente. Questo dato ha avuto un importante risvolto terapeutico: la possibilità di stimolare la rigenerazione dei tessuti cutanei, oltre al tessuto osseo. Possono essere trattate con successo : ulcere del piede diabetico, ulcere di natura vascolare, ustioni , ulcere da decubito, deiscenze di ferite chirurgiche ,oltre alle cicatrici dolorose. Di seguito alcune patologie trattabili e con eccellenti risultatati: Dolore cronico, Borsiti, Ternosinoviti Microtraumatiche (tunnel carpale), Tendinite Rotulea del Ginocchio, Fascite Plantare, Achillodinia. Tallonite, Sperone Calcaneare, Sindrome da Impingement della Spalla, Periartrite Scapolo-Omerale(calcifica e non), Epicondilite, Epitrocleite, Pseudoartrosi, Ritardo di Consolidazione di Fratture di Segmenti Ossei (dopo l&#8217;insuccesso del trattamento chirurgico o dell&#8217;uso di apparecchi gessati), Induratio Penis Plastica, Contratture e stiramenti muscolari, Pubalgia,Tessuti Cutanei.</p>
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		<title>Mamme fate attenzione ai tre moschettieri. Pediculosi. Che fare?</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 14:34:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aniello Cusati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[LA PEDICULOSI è un&#8217;infestazione da parte dei Pidocchi, piccoli insetti grigio biancastri che parassitano il corpo umano, alimentandosi di sangue. In base alla forma e alla parte del corpo nella quale si insediano, si distinguono tre tipi di pidocchi: • Pediculus humanus capitis, o pidocchio del capo,vive esclusivamente tra i capelli; • Pediculus humanus corporis, <a href="http://www.aniellocusati.com/2011/11/26/mamme-fate-attenzione-ai-tre-moschettieri-pediculosi-che-fare/" class="more-link">More &#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><span id="more-886"></span>LA PEDICULOSI è un&#8217;infestazione da parte dei Pidocchi, piccoli insetti grigio biancastri che parassitano il corpo umano, alimentandosi di sangue.</h4>
<h4>In base alla forma e alla parte del corpo nella quale si insediano, si distinguono tre tipi di pidocchi:</h4>
<h4>• Pediculus humanus capitis, o pidocchio del capo,vive esclusivamente tra i capelli;</h4>
<h4>• Pediculus humanus corporis, o pidocchio del corpo, è specie simile alla precedente, e colonizzante il corpo e gli abiti;</h4>
<h4>• Phthirus Pubis, o pidocchio del pube, è detto volgarmente piattola, ben differenziato, morfologicamente dalle prime due specie e vive nella regione pubica, eccezionalmente può rinvenirsi sulle sopracciglia, ciglia e sotto le ascelle.</h4>
<h4>La pediculosi del capo interessa i bambini in età scolare dai 3 anni in su. Estremamente frequente nelle comunità infantili &#8211; soprattutto nelle scuole &#8211; colpisce dal 5 al 22% dei bambini indipendentemente dallo stato sociale e dalla cura dell&#8217;igiene.</h4>
<h4>Il Pidocchio del capo, adulto, è visibile ad occhio nudo; é lungo 1-3 millimetri ed è di colore grigio. Il pidocchio compie il suo intero ciclo vitale sulla testa della persona parassitata in 1-2 mesi. La femmina produce 5-10 uova al giorno, per un totale di circa 300 uova. Le uova, denominate lendini, sono depositate strettamente ai capelli a circa 1 cm dal cuoio capelluto. Questa distanza garantisce una temperatura prossima ai 37°C ed è ottimale per la loro maturazione. Le lendini hanno una forma a goccia, con un diametro massimo di un millimetro e sono di colorito giallo-grigio opaco.</h4>
<h4>Dalle lendini, dopo 7-10 giorni nasce il giovane insetto, detto ninfa, che inizia a nutrirsi del sangue dell&#8217;ospite e matura in una settimana, diventando in grado di deporre a sua volta nuove uova. Il pidocchio si nutre ogni 4-6 ore appoggiando sulla pelle dell&#8217;ospite la sua bocca, da cui fuoriesce una struttura tubulare, una specie di sonda, che penetra attraverso il cuoio capelluto e secerne una sostanza anticoagulante e vasodilatatrice che facilita la suzione del sangue.</h4>
<h4>Lontano dall&#8217;ospite il pidocchio muore in 1-2 giorni.</h4>
<h4>Il passaggio del pidocchio da una testa all&#8217;altra può avvenire sia per contatto diretto (i capelli si toccano) sia indiretto (con lo scambio di pettini, cappelli, sciarpe, cuscini, etc.). L&#8217;avvenuto contagio non è indice di cattiva igiene.</h4>
<h4>I pidocchi si localizzano particolarmente nella zona della nuca e dietro le orecchie. Il sintomo caratteristico della pediculosi è il prurito scatenato dalla reazione degli enzimi contenuti nella saliva del pidocchio. Tale reazione impiega giorni o settimane per palesarsi. Perciò quando il prurito si manifesta, l&#8217;infestazione è già vecchia, può essere ad uno stadio avanzato ed inoltre può già essere stata causa di trasmissione ad un altro individuo. Raramente l&#8217;infestazione è essere asintomatica.</h4>
<h4>I prodotti per il trattamento della pediculosi, presenti in diverse formulazioni, contengono uno o più antiparassitari. Nessun principio attivo rappresenta la scelta ideale sia per efficacia sia per effettiva mancanza di tossicità e, comunque, nessuno di essi esplica un&#8217;azione preventiva.</h4>
<h4>Quelli maggiormente utilizzati sono: il malathion, le piretrine e la permetrina.</h4>
<h4>Il malathion è un estere fosforico, discretamente efficace nel trattamento della pediculosi. A concentrazioni elevate se ingerito può presentare effetti tossici gravi. Agisce determinando un blocco irreversibile dell&#8217;enzima acetilcolinesterasi. Ne consegue comparsa di sintomi colinergici: nausea, vomito, bradicardia, bradipnea, coma, arresto cardio-respiratorio.</h4>
<h4>Le Piretrine sono estratti di piretro e la Permetrina è derivato sintetico del piretro. Se assunte in giusta quantità sono sostanze a ridotta tossicità. Tuttavia la loro efficacia, in questi ultimi anni, è fortemente diminuita a causa dell’enorme crescita di fenomeni di resistenza da parte delle ultime generazioni di pidocchi.</h4>
<h4>Negli ultimo anni abbiamo assistito allo sviluppo di resistenze che è la causa principale dell&#8217;aumento dell&#8217;incidenza della pediculosi riscontrato sin dagli anni novanta. L&#8217;abuso di antiparassitari porta ad una sorta di &#8220;assuefazione&#8221; dei pidocchi che diventano sempre più resistenti con conseguente maggiore diffusione.</h4>
<h4>Tutto ciò, unito ai rischi di tossicità per l&#8217;uomo dei trattamenti tradizionali, richiede l&#8217;esigenza di strategie alternative, da usare sia per sia per risolvere sia per prevenire.</h4>
<h4>In natura esistono alcuni componenti che, se associati correttamente, rappresentano la soluzione alle infestazioni da pidocchi. Tali componenti, ad opportune concentrazioni e con specifici veicoli, possono essere utilizzati con successo.</h4>
<h4>Le parole d’ordine sono: efficacia, innocuità e praticità.</h4>
<h4>Questi preziosi elementi naturali sono:</h4>
<h4>* Estratto di semi di Pompelmo (GSE, usato come antibatterico, antivirale, antimicotico. Ha sorprendenti proprietà antiparassitarie dimostrate dai test eseguiti. In effetti i test hanno dimostrato l&#8217;efficacia nei confronti di numerosi parassiti, stupefacente quella verso i pidocchi lendini comprese.</h4>
<h4>* Sassafras officinale – L&#8217;estratto della corteccia della radice essiccata contiene un olio essenziale ricco di safrolo che possiede una spiccata azione pediculocida. Ma soprattutto è innocuo per l&#8217;uomo e può essere utilizzato sia come antiparassitario sia come repellente (azione preventiva!).</h4>
<h4>* Olio di Neem (melia azadirachta) – Conosciuta da circa tremila anni dagli Indiani che ne sfruttavano le proprietà insetticide e antiparassitarie</h4>
<h4>* Pantenolo &#8211; nei confronti del capello ha l&#8217;interessante caratteristica di creare una barriera protettiva impedendo &#8220;meccanicamente&#8221; alle lendini di ancorarsi ad esso.</h4>
<h4>* Olio di Cade &#8211; ricavato per distillazione dalla corteccia di Juniperus oxycedrus, è una sostanza aromatica con spiccate proprietà antiparassitarie e parassiticide evidenziate anche verso il pediculus humanus capitis.</h4>
<h4>* Olio essenziale di Lavanda &#8211; ha dimostrate proprietà antifungine, antibatteriche e antiparassitarie. I componenti di cui è ricco esercitano in particolar modo un&#8217;azione repellente nei confronti del pidocchio del capo.</h4>
<h4>Allora cosa fare?</h4>
<h4>Nessun allarmismo!</h4>
<h4>Sicuramente non come ai tempi di mia nonna. Ricordo la santa pazienza usata per schiacciare ad uno ad uno pidocchi e le lendini mentre eravamo seduti, attorno al focolare.</h4>
<h4>Ancora oggi è valida una bella tosata dei capelli per impedire alle lendini di avere una temperatura adeguata alla crescita.</h4>
<h4>Andare dal pediatra di fiducia oppure dal amico farmacista!<!--more--></h4>
<h4>Non VI PARE?</h4>
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		<title>Turismo in Lombardia. Che fare?</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 10:08:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aniello Cusati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La crisi economica ha cambiato le abitudini degli Italiani in tema di vacanze. Dalle due tre settimane , tipica prenotazione, delle stagioni precedenti  il 2007 siamo arrivati ai 3 – 4 notti del 2011. Anche il turismo congressuale e fieristico in generale ha subito una tremenda bastonata . Per tutti vale un indicatore. Tre /quattro <a href="http://www.aniellocusati.com/2011/11/06/turismo-in-lombardia-che-fare/" class="more-link">More &#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-881"></span>La crisi economica ha cambiato le abitudini degli Italiani in tema di vacanze. Dalle due tre settimane , tipica prenotazione, delle stagioni precedenti  il 2007 siamo arrivati ai 3 – 4 notti del 2011. Anche il turismo congressuale e fieristico in generale ha subito una tremenda bastonata . Per tutti vale un indicatore. Tre /quattro anni fa, sotto data, trovare un posto letto a Milano durante la BIT, Macef o qualunque altro evento fieristico era  praticamente impossibile. Bisognava andare Pavese; spesso nel Novarese o Alessandrino.</p>
<p>Quest’anno invece c’erano posti letto  addirittura scontati anche durante l’evento fieristico, BIT specialmente.</p>
<p>Ugualmente il turismo di nicchia come l’agriturismo ed il turismo rurale in generale hanno subito una flessione. Non si salvano neanche i grandi attrattori quale la gettonata Sardegna e l’opulenta Toscana.</p>
<p>Da questa constatazione è necessario  ridisegnare la logica del turismo lombardo e milanese in particolare.</p>
<p>Quest’ultimo potrebbe trarre vantaggi enormi dallo sviluppo del turismo sostenibile ovvero dall’ecoturismo. In effetti la definizione è abbastanza complicata. Vale la pena spiegare:  turismo [ attività consistente nel fare gite, escursioni, viaggi per svago o a scopo istruttivo] eco [casa, ambiente, natura dal latino echo, che deriva dal greco antico ἠχώ!!] sostenibile [che si può sostenere]. Il turismo ecosostenibile è la movimentazione di individui a scopo istruttivo o di svago che sostiene, rispetta la natura, l’ambiente [da ambeo, tutto ciò che sta intorno all’uomo] e la comunità. Questo tipo di turismo  rivolge un’attenzione speciale, esclusiva  al rapporto con la natura attraverso  strategie operative che garantiscono sia la preservazione dell’ambiente naturale sia la ricerca di un equilibrio tra uomo e natura tale da favorire la miglior convivenza possibile.</p>
<p>Una rivoluzione copernicana!</p>
<p>In questa ottica il turismo non è considerato solo in termini di divertimento e di vacanza ma  necessità  di porre al centro dell’attenzione la persona, la filiera turistica a livello nazionale e locale, l’informazione sull’accessibilità, la comunicazione, la qualità dell’accoglienza per tutti, la collaborazione.</p>
<p>Milano ha nella cerchia dei Navigli un patrimonio inestimabile. Consegnare a questo target la rete dei navigli Vinciani e la via Francigena che si trova all’interno del parco del Ticino significa sostenere il turismo rurale ed ecologico, l’economia locale ed i prodotti tipici.</p>
<p>Più precisamente è necessario valorizzare la rete dei navigli proponendola a Patrimonio dell’UNESCO. Non più la darsena area destinata a parcheggio. Ma centro di aggregazione del turismo sostenibile, core business della stagnante economia turistica. Tre i percorsi[ Pavia/Milano; Milano Vigevano; Vigevano Pavia ] fruibili a piedi, in bicicletta o canoa.</p>
<p>Questi percorsi sono già conosciuti nell’immaginario collettivo mondiale. La letteratura è piena di esempi tra cui il Codice Da Vinci di Dan Brow. Pochi investimenti con sicuri risultati.</p>
<p>Lo sviluppo della ospitalità diffusa si coniuga molto bene sia con il turismo d’arte e religioso tipico della Città di  Milano sia con il turismo enogastronomico tipico della zona indicata e estensibile anche all’area rurale di San Colombano al Lambro dove è sicuramente possibile valorizzare  sia i prodotti tipici sia il settore del vino</p>
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		<title>Tacchi a spillo &#8230;&#8230;&#8230;&#8230; alluce valgo?</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 09:40:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aniello Cusati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;alluce valgo è una deformità del primo dito del piede caratterizzata da deviazione laterale (abduzione) e rotazione in valgo dell&#8217;alluce con adduzione e rotazione in varo del primo osso metatarsale. I criteri radiologici per la diagnosi di alluce valgo sono tanti ma un criterio comunemente accettato è un angolo metatarso-falangeo che deve essere &#62;14,5°. All’inizio <a href="http://www.aniellocusati.com/2011/11/06/tacchi-a-spillo-alluce-valgo/" class="more-link">More &#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-874"></span>L&#8217;alluce valgo è una deformità del primo dito del piede caratterizzata da deviazione laterale (abduzione) e rotazione in valgo dell&#8217;alluce con adduzione e rotazione in varo del primo osso metatarsale. I criteri radiologici per la diagnosi di alluce valgo sono tanti ma un criterio comunemente accettato è un angolo metatarso-falangeo che deve essere &gt;14,5°.</p>
<p>All’inizio l’interessato lamenta una fastidiosa protuberanza della testa metatarsale e della borsa soprastante che impediscono di indossare le normali calzature. In seguito la protuberanza va incontro ad infiammazione; diventa arrossata e calda al tatto. La digito pressione evoca dolore vivace con limitazione della marcia.</p>
<p>La prevalenza dell&#8217;alluce valgo varia nelle differenti popolazioni. Uno studio su 6.000 bambini di 9-10 anni il 2,5%  mette in evidenza segni clinici di alluce valgo. Di questi il 2% rientra nei criteri clinici e radiologici per la diagnosi di alluce valgo.</p>
<p>Un altro studio ha riscontrato la presenza di alluce valgo nel 48% degli adulti esaminati. Le differenze nei valori di prevalenza sono  dovute a diversità nei metodi di misurazione, nei gruppi di età considerati o nei criteri diagnostici utilizzati (per esempio angolo metatarso-falangeo &gt;10° o &gt;15°).</p>
<p>Quasi tutti gli studi di popolazione hanno riscontrato una maggior frequenza di alluce valgo nelle donne. Le calzature – tacchi alti &#8211; potrebbero contribuire allo sviluppo della deformità. Una ipermobilità del primo raggio  e una pronazione eccessiva del piede sono associate ad alluce valgo.</p>
<p>L&#8217;aggravamento della deformità e della sintomatologia è rapido in alcuni soggetti mentre altri restano asintomatici. Uno studio ha riportato come l&#8217;alluce valgo, spesso monolaterale all&#8217;inizio, si evolva di solito in deformità bilaterale.</p>
<p>Terapia: rimuovere le cause. Utilizzo di presidi ed ausili associato al trattamento farmacologico locale. Terapia fisica per ridurre il dolore. Tecarterapia, onde d’urto. Biostimolazione tramite laser. Se non sufficiente il trattamento farmacologico locale e terapia fisica ricorrere la trattamento chirurgico per ridurre sintomi e deformità con minimi effetti avversi.</p>
<p>Metodi di misura:</p>
<ul>
<li>Angolo di valgismo (l&#8217;angolo, misurato di solito radiograficamente, tra diafisi del metatarso e alluce).</li>
<li>Primo angolo intermetatarsale (l&#8217;angolo misurato radiograficamente tra le diafisi del primo e del secondo metatarsale).</li>
<li>Escursione articolare della prima articolazione metatarso-falangea (escursione totale sia in flessione dorsale sia in flessione plantare).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tua moglie ti sveglia spesso: Non arrotare!!</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Nov 2011 10:42:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aniello Cusati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Osteopatia]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel colpo di strega o nel torcicollo di acuto c&#8217;è solo il dolore spesso ribelle ai comuni farmaci antidolorifici! Si attenua solo con i derivati della morfina. In realtà tutto è predisposto ben prima. Il delicato equilibrio dei nostri muscoli &#8211; postura &#8211; è alterato giorno dopo giorno . Alla fine tutto si ripercuote sulla <a href="http://www.aniellocusati.com/2011/11/05/non-arrotare/" class="more-link">More &#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-861"></span>Nel colpo di strega o nel torcicollo di acuto c&#8217;è solo il dolore spesso ribelle ai comuni farmaci antidolorifici! Si attenua solo con i derivati della morfina. In realtà tutto è predisposto ben prima. Il delicato equilibrio dei nostri muscoli &#8211; postura &#8211; è alterato giorno dopo giorno . Alla fine tutto si ripercuote sulla fisiologica posizione della nostra colonna vertebrale. Il  risultato è quello di trovarsi protusioni od ernie discali che premono sui fasci sensitivi del midollo spinale. Il risultato è quello di percepire un dolore come se una lama fosse conficcata in regione scapolare oppure essere distesi su un letto immobili perchè il minimo movimento ti fa vedere le stelle. Mi rifesrico alle sindomi da compressione di C5,C6,C7, T1 oppure alla compressione di L3,L4,L5, S1. Le cause sono tante.Tra queste <strong>Il BRUXISMO</strong>.    Il <strong>bruxismo</strong> è una patologia del sistema masticatorio molto diffusa : colpisce circa il 50% degli italiani. Questa patologia è caratterizzata dal serramento e digrignamento dei denti con conseguente usura orizzontale ed eccessivo accorciamento dei denti. In pratica tutte le notti e per l&#8217;intera notte c&#8217;è questa contrazione dei muscoli facciali che con l&#8217;andare del tempo diventano ipertrofici ed esercitano l&#8217;azione lesiva sui denti accorciandoli.</p>
<p>Le persone maggiormente a rischio appartengono alla categoria degli sportivi.  Coloro  che svolgono lavori particolarmente impegnativi e stressanti corrono il medesimo rischio .La perdita persona cara, il divorzio, la perdita del lavoro e qualsiasi altra condizione di stress o stato di ansia possono essere la causa scatenante.</p>
<p>Oltre al consumo dei denti e alla contrazione dei muscoli facciali, comporta problemi ai muscoli del collo, delle spalle e della colonna vertebrale. La postura viene modificata e determina una sensazione di malessere diffuso. Sempre maggiori evidenze scientifiche confermano la correlazione delle patologie descritte con la cefalea, dolori cervicali , delle spalle e della colonna vertebrale con conseguenti alterazioni posturali. Esistono correlazioni neuromuscolari tra i muscoli masticatori e i muscoli posturali della testa, del collo fino a tutto il corpo.</p>
<p><strong>LA TERAPIA</strong></p>
<p>Che fare?</p>
<p>Innanzitutto bisogna ribuovere il  dolore ed agire sulle cause. Oggi rimuovere il dolore è possibile soprattutto ricorrendo alla biostimolazione tramite laser terapia. Nel periodo breve molto interessanti sono la tercarterapia, manipolazioni eseguite da mani esperte, fisioterapia. Nel lungo periodo perdita di peso, se necessario, ginnastica o più in genrale sport/ attività fisica, applicazione di un BITE.<br />
Il Bite è una placca in resina che si applica su una delle arcate dentarie. Consente di evitare i contatti dentari proteggendoli in maniera tale che i muscoli si rilascino e concedano, dopo qualche giorno,al paziente una sensazione di benessere.  Il <strong>bite </strong>deve essere applicato soprattutto la notte quando si dorme.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>VUOI SAPERNE DI PIU&#8217;? Chiamami + 39 3356757139</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Osteopatia</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jul 2011 20:55:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aniello Cusati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Osteopatia?? Segmento a se che ben si integra con la medicina tradizionale. In effetti nel&#8217;osteopatia la malattia è il risultato del disequilibrio anatomico seguito da disequilibri fisiologici. Da un punto di vista pratico l&#8217;osteopatia trova la sua ragion d&#8217;essere nel fatto che vita è movimento. Ogni restrizione di mobilità nella fisiologia di qualunque tessuto del <a href="http://www.aniellocusati.com/2011/07/06/osteopatia/" class="more-link">More &#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-855"></span>Osteopatia?? Segmento a se che ben si integra con la medicina tradizionale. In effetti nel&#8217;osteopatia la  malattia è il risultato del disequilibrio anatomico seguito da disequilibri fisiologici<a href="http://www.my-personaltrainer.it/rischi-debolezza-muscolare.htm"></a>.  Da un punto di vista pratico l&#8217;osteopatia trova  la sua  ragion d&#8217;essere nel fatto che vita è movimento. Ogni restrizione di mobilità nella fisiologia di   qualunque tessuto del corpo, porta alla perturbazione  dell&#8217;autoregolazione e,  in seguito ad una degradazione della funzione e  della struttura stessa.</p>
<p>Affronta sia il tema della riabilitazione motoria sia il problema del dolore e della conseguente limitazione funzionale. Anche la riabilitazione pazienti post-traumatici e  post-chirurgiche [ la protesi d'anca, del ginocchio, interventi per la rimozione di legamenti, tendini, ernie, fratture] o le problematiche legate ai deficit neurologici come  la riabilitazione motoria nel Parkinson, nei pazienti colpiti da ictus  riabilitativo possono facilmente essere trattate. C’è  ancora un secondo aspetto: la postura. La posizione sbagliata assunta tutti i giorni nelle ore di lavoro o a casa o durante il sonno può causare un dissesta mento del naturale atteggiamento fisico.</p>
<p>La ginnastica posturale ha scopo di &#8220;riassestare&#8221; la parte sofferente, e la postura in generale, attraverso esercizi mirati, individuali che portano l’interesato verso uno stato di benessere ottimale.</p>
<p>La postura è fondamentale in tutti i dolori. Dopo il trattamento di un Osteopata i risultati ottenuti sono stabilizzati nel tempo. In moltissimi casi è l&#8217;unica prassi che permette al corpo di ripristinare la propria funzione.</p>
<p>È determinante nei Bambini e negli anziani .</p>
<p>Nei Bambi affronta problemi come la scoliosi, difetti di postura, difficoltà nei movimenti. Negli anziani  ripristinare lentamente e dolcemente lo stato di forma perso dallo stile di vita sedentaria.Attraverso la ginnastica posturale si riacquista la scioltezza dei movimenti e si ottiene la soluzione dei dolori di origine</p>
<p>Campo di intervento</p>
<p>Visite Mediche specialistiche: fisiatriche,  neurologiche, medicina  del lavoro, dietologiche, visite di medicina legale e perizie; vosite di Osteopatia ed Agopuntura.  Riabilitazioni Motorie post &#8211; traumatiche e post chirurgiche; ginnastica Posturale.</p>
<p>Linfodrenaggio e bendaggi; esami posturali con pedane computerizzate, Plantari , Tens , Ultrasuoni, Onde d&#8217;urto TECAR terapia, Laser a bassa ed alta potenza. Ionoforesi; elettrostimolazioni Interferenziali, Correnti Diadinamiche</p>
<p>Bite, protesi dentarie ed apparecchi ortodontici fissi o mobili; implantologia, eseguite in altra sede</p>
<p>Patologie</p>
<p>• Dolori a mani, braccia, spalle, tunnel carpale, epicondilite, rizoartrosi, formicolii, perdita di forza, della sensibilità, &#8220;scosse&#8221; lungo gli arti o le mani</p>
<p>• dolori alla colonna cervicale, alla nuca, alla testa, agli occhi, alle orecchie, all&#8217;articolazione della bocca</p>
<p>• disturbi dell&#8217;equilibrio, nausea, senso di vomito, offuscamento della visione</p>
<p>• dolori al dorso, alle coste, allo sterno, al collo</p>
<p>• dolori e disturbi della funzione digerente, intestinale, stipsi</p>
<p>• dolore lombare, sacrale, coccigeo, sciatalgie, &#8220;colpo della strega&#8221;</p>
<p>• trattamento delle cicatrici, specialmente del cesareo che causa spesso disfunzioni e dolori riferiti in zona sacrale</p>
<p>• esiti di traumi: colpo di frusta (è una situazione pesante per il corpo ed inizia solitamente a dare problemi diffusi dopo molti anni dal trauma), post fratture</p>
<p>• riabilitazione post chirurgica: protesi d&#8217;anca, del ginocchio, della spalla, e recupero della funzione post chirurgica in generale; linfedemi, gonfiori, ematomi, esiti cicatriziali ed ulcere</p>
<p>• recupero sportivo e traumi da sport</p>
<p>• calcificazioni, tendiniti e tendinosi</p>
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		<title>Ipertensione &#8230;.. un male subdolo ed aggressivo.</title>
		<link>http://www.aniellocusati.com/2011/04/03/ipertensione-un-male-subdolo-e-misconosciuto/</link>
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		<pubDate>Sun, 03 Apr 2011 09:09:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aniello Cusati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell’ambito della sorveglianza sanitaria capita spesso rilevare alle persone visitate valori pressori alterati.  Di solito – affermano gli interessati – ho la pressione arteriosa normale quando  rilevo i valori a casa dei miei genitori. Così come una sola rondine non fa primavera – rispondo inesorabile – anche con una sola rilevazione dei valori della pressione <a href="http://www.aniellocusati.com/2011/04/03/ipertensione-un-male-subdolo-e-misconosciuto/" class="more-link">More &#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-834"></span>Nell’ambito della sorveglianza sanitaria capita spesso rilevare alle persone visitate valori pressori alterati.  Di solito – affermano gli interessati – ho la pressione arteriosa normale quando  rilevo i valori a casa dei miei genitori.</p>
<p>Così come una sola rondine non fa primavera – rispondo inesorabile – anche con una sola rilevazione dei valori della pressione arteriosa non può  essere  definita ipertensione.</p>
<p>Tuttavia sarebbe utile rilevarne i valori nell’intero arco della giornata, una volta ogni 15 minuti per saperne di più.</p>
<p>A casa dei genitori siamo in una situazione di oasi; mentre sul lavoro ci si trova in una situazione di stress. Meglio capire come si comporta nelle 24 ore. A questo punto prescrivo il monitoraggio  della pressione arteriosa nelle 24 ore! Di solito ….  è ipertensione!</p>
<p>L’ipertensione arteriosa è definita come una pressione arteriosa sistolica  140 mm Hg o una pressione diastolica  90 mm Hg, indipendentemente dall’età. L’ipertensione  sistolica isolata è definita come una pressione sistolica  140 mm Hg e una pressione diastolica (minore) &lt; 90 mm Hg.</p>
<p>Malattia subdola!</p>
<p>Dovrebbe essere identificata subito per prevenire il danno d’organo: rene, cuore, cervello, retina. Ma non è così.</p>
<p>Di solito si va o meglio le mamme portano il proprio bambino dal pediatra fino a 13 anni. E’ più un’esigenza della mamma che non una necessità del bambino che spesso sbotta: che palline.</p>
<p>Poi è quasi un dileguarsi fino ai 60 anni. Il medico di famiglia  ci rivede verso i 60 anni da pensionati! Questo è il vero dramma.</p>
<p>Nelle persone che vivono nei paesi industrializzati, la pressione arteriosa sia sistolica sia diastolica tende ad aumentare fino ai 60 anni di età circa. Dopo di che, la pressione sistolica può continuare ad aumentare; la pressione diastolica,invece, tende a stabilizzarsi o a ridursi. Più del 50% degli Americani  65enni ha alti valori di pressione sistolica o diastolica. Invece le persone che vivono in alcuni Paesi in via di sviluppo, né la pressione sistolica né la pressione diastolica aumentano con l’età. L’ipertensione è praticamente inesistente a causa della bassa assunzione di sodio (&lt; 1,4 g/die [&lt; 60 mEq/die]) e la maggiore attività fisica.</p>
<p>Più è alta la pressione sistolica o diastolica, più è alta l’incidenza di morbilità e mortalità cardiovascolare e totale. L’alta pressione sistolica è un indice predittivo più accurato di complicanze cardiovascolari rispetto a quanto non lo sia un’alta pressione diastolica. L’aumento della pressione arteriosa sistolica a più di 160 mm Hg aumenta il rischio di mortalità cardiovascolare da 2 a 5 volte, il rischio di ictus di 2½ volte e di mortalità globale di 1½ volta.</p>
<p>In generale, l’ipertensione predispone le persone anziane a insufficienza cardiaca, ictus, insufficienza renale, malattia coronarica e malattia vascolare periferica. Il trattamento della ipertensione ha determinato:</p>
<p>1.     una sensibile diminuzione dell’incidenza dell’ictus cerebrale,</p>
<p>2.    la virtuale scomparsa dell’ipertensione maligna e dello scompenso cardiaco dovuto a insufficienza contrattile del ventricolo sinistro</p>
<p>3.     la riduzione degli eventi coronarici, dell’insufficienza renale progressiva, dell’aneurisma dissecante dell’aorta e dei quadri avanzati di retinopatia.</p>
<p>Nonostante i notevoli progressi  il problema  prevenzione rimane irrisolto Mediamente solo il 30% degli ipertesi trattati raggiunge valori pressori inferiori a 140/90 mmHg. L’ asintomaticità dell’ipertensione lieve, la lunga durata del trattamento, l’assenza di immediati benefici percepibili dal paziente, gli effetti correlati dei farmaci e infine fattori relativi al medico e all’organizzazione sanitaria sono solo alcuni dei più importanti punti che ostacolano il raggiungimento e il mantenimento della normotensione farmacologica. La normalizzazione dei valori pressori è il requisito essenziale (assieme alla correzione degli altri fattori di rischio) per minimizzare le complicanze precliniche (danno d’organo asintomatico) e cliniche (eventi cardiovascolari) dell’iperteso. Per considerare un individuo iperteso la pressione arteriosa deve essere riscontrata elevata almeno in due o tre visite distanziate tra loro da una settimana o più.  Si identificano tre livelli di pressione normale e tre gradi di ipertensione. Pressione normale:</p>
<ul>
<li>ottimale (&lt;120/80 mmHg),</li>
<li>normale (&lt;130/85 mmHg)</li>
<li>normale-alta (130-139/85-89 mmHg).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gradi dell’ipertensione:</p>
<p>– I o lieve (140-159/90-99 mmHg);</p>
<p>– II o moderata (160-179/100-109 mmHg);</p>
<p>– III o severa (≥180/110 mmHg).</p>
<p>L’ipertensione si associa frequentemente a fattori di rischio modificabili e non modificabili. La valutazione del rischio assoluto è basata sulla presenza o o assenza  di fattori di rischio quali età, sesso, fumo, colesterolo, storia famigliare di precoce malattia cardiovascolare, di danno d’organo, di diabete mellito e di malattia cardiovascolare e renale.</p>
<p><strong>Il trattamento può essere farmacologico o non farmacologico [ modificazione dello stile di vita]. In questa sede trattiamo il trattamento non farmacologico. Per quello farmacologico rinviamo l’interessato al Medico di famiglia o ad un centro per la cura dell’ipertensione. </strong></p>
<p><strong>Il trattamento non farmacologico</strong> <strong>Stile di vita</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Modificazioni della dieta, calo ponderale, restrizione del consumo di alcol, esercizio fisico, eliminazione del fumo possono essere sufficienti a normalizzare la pressione nei soggetti lievemente ipertesi e a migliorare il controllo pressorio negli individui con ipertensione arteriosa moderata o severa, consentendo così di ridurre il dosaggio o il numero dei farmaci antipertensivi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong><em>Modificazioni della dieta </em></strong><strong>Riduzione del sale. </strong>Numerosi studi osservazionali hanno sottolineato la presenza di una significativa correlazione tra entità dell’assunzione alimentare di sodio e prevalenza dell’ipertensione arteriosa. Inoltre, molti dati derivanti da studi d’intervento hanno evidenziato che la riduzione dell’apporto sodico esercita un effetto favorevole sul profilo pressorio degli ipertesi. La dieta iposodica di 100mEq/die  è in grado di diminuire mediamente la pressione arteriosa sistolica di 6-7 mmHg e la diastolica di 5-6 mmHg. L’apporto dietetico del potassio contribuisce alla regolarizzazione pressoria sono attraverso una riduzione dei fluidi extracellulari e l’azione vasodilatatrice diretta sui vasi di resistenza.</li>
</ul>
<p>Associare insalata e ortaggi a legumi e cereali – come fanno i vegetariani -  produce proteine molto simili a quelle presenti nella carne.<br />
Studi epidemiologici,infatti, hanno rilevato che i vegetariani soffrono meno di ipertensione, problemi coronarici, diabete e obesità. Anche il consumo di aloe vera produce i medesimi benefici.</p>
<ul>
<li><strong>Incremento dei grassi polinsaturi. </strong>Numerosi studi hanno registrato  una bassa incidenza di ipertensione arteriosa in individui che si nutrono con dieta relativamente povera in grassi totali e con un alto rapporto tra grassi polinsaturi e saturi. Olio di olive è miracoloso.</li>
<li><strong>Calo ponderale. </strong>La prevalenza del sovrappeso e dell’obesità negli ipertesi è più alta rispetto ai normotesi di circa 2-3 volte.  La correzione dell’eccesso di peso è  un mezzo assai efficace e privo di effetti collaterali nel determinare la riduzione dei valori pressori negli ipertesi. Con una perdita di peso equivalente a 1 kg, si ottiene la diminuzione di 1 mmHg di pressione sistolica e diastolica.</li>
<li><strong>Esercizio fisico. </strong>Vi è una significativa correlazione inversa tra livelli di pressione arteriosa e attività fisica abituale. I soggetti attivi fisicamente hanno valori pressori più bassi rispetto ai sedentari. La differenza osservata è in media di 5 mmHg . La riduzione della pressione sistolica e diastolica al termine del periodo di training programmato è maggiore negli ipertesi (–13/–8 mmHg) rispetto ai normotesi (–3/–2 mmHg). L’entità del calo pressorio è correlata alla durata d’esercizio e al numero delle sessioni settimanali. L’effetto dell’attività fisica quotidiana sembra essere infatti maggiore rispetto a quella effettuata saltuariamente. Pertanto l’esercizio fisico di tipo isotonico regolare costituisce un utile ed efficace mezzo di riduzione pressoria nei soggetti ipertesi.</li>
<li><strong>Riduzione dell’alcol. </strong>L’elevato consumo di bevande alcoliche è associato ad aumento della prevalenza d’ipertensione. La riduzione dell’apporto alcolico svolge un ruolo importante nel migliorare il controllo pressorio negli ipertesi. Consumo di alcol e pressione arteriosa è lineare, specialmente nei soggetti  di età superiore ai 50 anni. I dati relativi alla sospensione o alla sostanziale riduzione del consumo di alcol sulla pressione indicano una tendenza significativa alla diminuzione dei valori pressori già dopo un periodo di poche settimane. Alcune volte il calo pressorio  risultata molto elevato, superiore a 25 mmHg di sistolica e 10 mmHg di diastolica.</li>
<li><strong>Riduzione del caffè </strong>L’assunzione del caffè può causare tachicardia e transitorio aumento della pressione arteriosa, specie negli individui non abituati. La caffeina è infatti uno stimolante del sistema nervoso centrale in quanto aumenta il rilascio di catecolamine dal surrene e dalle terminazioni nervose. Alcune importanti ricerche sugli effetti cronici della caffeina non hanno riscontrato una stretta relazione tra consumo di caffè, livelli pressori e prevalenza di ipertensione.</li>
<li><strong>Fumo di sigaretta. </strong>L’effetto aterogeno del fumo di sigaretta è chiaramente provato dall’eccesso di mortalità e morbilità per cardiopatia ischemica e vasculopatia cerebrale nei soggetti fumatori rispetto ai non fumatori. La sospensione del fumo, indipendentemente dagli effetti diretti sulla pressione arteriosa, riduce a lungo termine il rischio cardiovascolare globale dell’iperteso. Infine nei forti fumatori il rischio di sviluppare ipertensione nefrovascolare, legata a lesioni aterosclerotiche dell’arteria renale, è discretamente più elevato rispetto agli individui non fumatori.<strong><em> </em></strong></li>
</ul>
<p><strong>Misure psicocomportamentali </strong>Il rilassamento, la meditazione, il biofeedback e lo yoga  agiscono sullo stress che è un importante fattore concausale dell’ipertensione. Nel recente passato sono apparse decine di studi tendenti a dimostrare l’efficacia di queste tecniche nel ridurre la pressione. I risultati ottenuti, al di là dei limiti metodologici presenti in alcuni di questi studi, vanno considerati anche nell’ottica della difficoltà di applicare queste misure in ampi strati della popolazione<!--more--></p>
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		<title>Risk Management. Dazio dell&#8217;errore umano!</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2011 09:09:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aniello Cusati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il risk management??? Che cosa è? È il dazio delle cure  che un individuo  può pagare sotto forma di malattia o danno fisico permanente quando entra in ospedale ed affida la propria vita alla struttura dove esercitano diverse categorie professionali.La nascita della valutazione quotidiana del risk management avviene negli USA negli anni 70. Già prima <a href="http://www.aniellocusati.com/2011/03/20/risk-management-dazio-dellerrore-umano/" class="more-link">More &#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-828"></span></p>
<p>Il risk management??? Che cosa è? È il dazio delle cure  che un individuo  può pagare sotto forma di malattia o danno fisico permanente quando entra in ospedale ed affida la propria vita alla struttura dove esercitano diverse categorie professionali.La nascita della valutazione quotidiana del risk management avviene negli USA negli anni 70. Già prima era sensibilità comune considerare l’ingresso in ospedale un pericolo tanto da vietare ai bambini la visita ai parenti od amici ammalati!</p>
<p>Parlare di rischi derivanti dalle cure è sempre stato un tema delicato. I pazienti che si affidano alle cure mediche hanno una consapevolezza più o meno conscia che esse comportano alcuni pericoli.  Questa consapevolezza spesso viene messa a tacere perché è in conflitto con il concetto che le cure servono a guarire dalle malattie e non a creare problemi di salute. Tema delicato, quindi, per tutti i medici, angosciati dalla possibilità di commettere errori, causare danni ed essere chiamati davanti al giudice; per gli amministratori delle strutture sanitarie, che devono mettere in conto premi assicurativi sempre più elevati;delicato per gli assicuratori, che si trovano a dover gestire un settore tendenzialmente in perdita.</p>
<p>Soprattutto il tema è delicato per  professionisti ginecologi, ortopedici, anestesisti, chirurghi, medici dell&#8217;emergenza a causa dei rischi inerenti alla loro particolare specialità.</p>
<p>Il prestigioso BMJ (British Medical Journal) dedicò,  già nel 2000, una monografia (n. 7237) agli errori in sanità. In copertina – pensate -comparve un aereo abbattuto e lo slogan &#8220;ridurre gli errori e migliorare la sicurezza&#8221;. In quel periodo il  Ministero della Sanità Inglese, pubblicò due rapporti per capire gli errori in medicina ed indicare le procedure per evitarli.</p>
<p>Sbagliare è umano; perseverare è diabolico!</p>
<p>Le informazioni sulla sicurezza degli assistiti, le soluzioni adottate, la definizione di obiettivi nazionali ed i meccanismi per accertare i progressi fatti in questo campo, furono messi a disposizione dei cittadini sul sito <a href="http://www.npsa.org.uk/">www.npsa.org.uk</a>. In Italia qualcosa di simile fu adottato dal Tribunale dei diritti del Malato attraverso il sito <a href="http://www.cittadinanzattiva.it/">www.cittadinanzattiva.it</a> che vi invito a consultare oggi più che mai.</p>
<p>Alla fine degli anni 90 il problema dei danni derivanti dalle cure mediche tornò alla ribalta con la pubblicazione del rapporto dell&#8217;Institute of Medicine intitolato: <strong>l’errore è umano.</strong></p>
<p>Numeri da guerra.</p>
<p>Le ricerche epidemiologiche su errori e danni dell&#8217;inizio degli anni 90  segnalavano negli USA ogni anno</p>
<ul>
<li>1000000 di americani riportavano danni dovuti alle cure</li>
<li>100000 americani morivano a causa di errori</li>
<li>37,6 miliardi US$ erano spesi per errori e danni.</li>
</ul>
<p>Nel Regno Unito le situazione non era migliore</p>
<ul>
<li>400 morti l&#8217;anno per malfunzionamento di apparecchiature mediche;</li>
<li>1150 suicidi tra i pazienti psichiatrici in cura presso le strutture pubbliche;</li>
<li>10000 persone che riferiscono danni da farmaci;</li>
<li>28000 persone che denunciano il NHS per danni ricevuti nelle cure.</li>
<li>400 milioni di sterline pagati ogni anno in risarcimenti</li>
<li>2,4 miliardi di sterline per cause pendenti</li>
<li> 1 miliardo di sterline speso solo per le infezioni ospedaliere.</li>
</ul>
<p>I ricercatori britannici misero l&#8217;accento sulla necessità di imparare dagli errori e di cercare l&#8217;origine dei danni non nel errore immediato ma nell&#8217;organizzazione. Creare una cultura organizzativa della sicurezza basata su un sistema di segnalazione capillare non solo dei danni, ma anche degli errori che non hanno causato danni e delle situazioni di &#8220;quasi errore&#8221;, ossia di quelle situazioni in cui fortuitamente l&#8217;errore non si è verificato, divenne un obbiettivo possente. La segnalazione doveva essere uniforme e capillare al fine di creare una cultura organizzativa per impedire gli errori a livello di sistema</p>
<p>Di chi è la responsabilità del danno?</p>
<p>I danni derivati da errori medici coinvolgono singoli individui, in tempi diversi, in ospedali diversi. Gli errori  commessi da una persona non è la sola responsabile dell&#8217;errore. E’soltanto l&#8217;ultimo anello di una catena che inizia con le decisioni manageriali. Una specie di catena Sant’Antonio!Gli studi condotti sugli anestesisti e sui medici delle unità intensive hanno molte analogie con il lavoro dei piloti di aviazione e degli operatori delle centrali nucleari. In tutti questi casi l&#8217;errore umano è  determinato da una serie di condizioni organizzative poco o per nulla controllabili da chi materialmente commette l&#8217;errore.</p>
<p>Ci sono due livelli:  &#8221;prima linea&#8221; e &#8220;piani alti&#8221; dell&#8217;organizzazione.</p>
<p>A livello della prima linea le condizioni di lavoro più a rischio sono:</p>
<p>1.  gli ambienti fortemente dinamici;</p>
<p>2. le troppe e diverse fonti di informazione;</p>
<p>3. il cambiamento frequente di obiettivi;</p>
<p>4. la scarsa chiarezza degli obiettivi;</p>
<p>5. l&#8217;utilizzo di informazioni indirette o riferite;</p>
<p>6. il passaggio rapido da situazioni di stress elevato a situazioni routinarie;</p>
<p>7. l&#8217;uso di tecnologie avanzate e complesse;</p>
<p>8. la coesistenza di priorità differenti;</p>
<p>9.  la presenza di più leader in competizione tra di loro.</p>
<p>A livello dei piani alti le condizioni che agiscono negativamente sulla &#8220;prima linea&#8221; sono:</p>
<p>1.  interazioni non ben regolate tra gruppi professionali diversi;</p>
<p>2. scarsa chiarezza del sistema delle regole;</p>
<p>3. compresenza di norme conflittuali;</p>
<p>4. cattiva progettazione dell&#8217;organizzazione;</p>
<p>5. scarsa o nulla attenzione alle politiche della sicurezza;</p>
<p>6. disinteresse per la qualità.</p>
<p>Cosa fare? Il primo passo della prevenzione è costituito dall&#8217;analisi della rischiosità di una situazione. Le tecniche classiche sono così elencate:</p>
<p>• analisi degli eventi e gli eventi &#8220;visibili&#8221; e della documentazione clinica. Identifica solo un numero limitato di eventi prefissati e riscontrabili (morte, riammissione, arreesto cardiaco, annullamento dell&#8217;intervento);</p>
<p>• segnalazione volontaria: è molto imprecisa per la presenza di diverse variabili (per esempio, obbligatorietà, incentivi, impegno del manaagement);</p>
<p>• ricerca degli &#8220;eventi-sentinella&#8221; (segnalazione obbligatoria alla Joint Commission on Accreditation of Health care Organizations aCAHO), da parte delle strutture accreditate, di alcuni &#8220;eventi-sentinella&#8221; di errori o danni, iniziata nel 1995);</p>
<p>• riscontri computerizzati (esistenza di un sistema informativo adeguato);</p>
<p>• segnalazione integrata delle operazioni cliniche: precisa e utile, dipende dal clima organizzativo e dall&#8217;impegno del management, richiede anni di dati.</p>
<p>L&#8217;analisi degli eventi dannosi permette di identificare nella catena delle cure i &#8220;punti deboli&#8221; che sono responsabili di un danno identificato Tipico il danno da farmaci dove le cause possono essere molteplici e coinvolgono sia errori dei singoli sia difetti del sistema. Cause di errori prevenibili nella somministrazione dei farmaci sono:</p>
<p>• errato dosaggio in relazione al peso del paziente, specie in ambito pediatrico;</p>
<p>• farmaco prescritto prima di avere raggiunto la diagnosi;</p>
<p>• ignoranza da parte del paziente e del medico degli effetti collaterali e delle interazioni tra farmaci;</p>
<p>• medico non disponibile nel caso di incidenti gravi;</p>
<p>• medico che sottovaluta i segni di allarme;</p>
<p>• sottovalutazione da parte dei medici ambulatoriali della gravità dei pazienti dimessi precocemente dall&#8217;ospedale;</p>
<p>• mancata presa in considerazione dell&#8217;evoluzione della malattia;</p>
<p>• mancato avvertimento al paziente di interrompere l&#8217;assunzione in caso di sintomi specifici;</p>
<p>• confusione di effetti tossici con effetti collaterali normali;</p>
<p>• mancato coordinamento delle terapie tra curanti diversi;</p>
<p>• tempo limitato per discutere e spiegare la situazione al paziente;</p>
<p>• difficoltà di trattare malattie complesse nel territorio.</p>
<p>La strategia più semplice di prevenzione del danno è quella di rendere visibili gli errori mediante la moltiplicazione dei controlli o i controlli incrociati.</p>
<p>Una strategia più raffinata è costituita dalle modifiche di sistema quali la riduzione della complessità dei compiti ottenuta  eliminando tappe non necessarie, migliorando le informazioni, riducendo il numero delle opzioni e la durata dell&#8217;esecuzione, informando le procedure. Un’altra possibilità è rappresentata dal sistema informativo che consente l&#8217;uso di liste di controllo, di protocolli, di procedure scritte. Ancora la progettazione di barriere che permettano di evitare danni  semplicemente eliminando un farmaco pericoloso può ridurre i danni da farmaci.</p>
<p>La costruzione e il mantenimento di una cultura della sicurezza costituisce una buona garanzia di riduzione degli errori.</p>
<p>Come difendersi? Mai fidarsi dei TROMBONI.</p>
<p>Prima di affidarsi a qualche struttura consultare il Medico di Famiglia per capire  l’entità degli errori umani commessi nella struttura ma soprattutto le strategie messe in atto per evitarli in futuro.</p>
<p>Semplice?</p>
<p>ASSOLUTAMENTE NO!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Carciofi pestani ripieni</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 00:02:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aniello Cusati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi non ero al Forno Antico. Ero a casa. Strano ma è così. Mi sono svegliato con l&#8217;acquolina in bocca. Il ricordo di ieri mi ha fatto sussultare. Ieri sono stato dal mio fruttivendolo di fiducia per ritirare sei carciofi violetti pestani [ovvero provenienti dalla Piana di Paestum] di qualità superiore. La qualità superiore si <a href="http://www.aniellocusati.com/2011/03/14/carciofi-pestani-ripieni/" class="more-link">More &#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="msg_1629690378_632224590"><span id="more-821"></span>Oggi non ero al Forno Antico. Ero a casa. Strano ma è così. Mi sono svegliato con l&#8217;acquolina in bocca. Il ricordo di ieri mi ha fatto sussultare.</div>
<div>Ieri sono stato dal mio fruttivendolo di fiducia per ritirare sei carciofi violetti pestani [ovvero provenienti dalla Piana di Paestum] di qualità superiore. La qualità superiore si caratterizza dal fatto che le brattee centrali sono          ben serrate e devono proprio pungere le dita per aprirle. Non          devono presentare difetti, ad eccezione di lievissime alterazioni superficiali          dell&#8217;epidermide delle brattee, purché esse non pregiudichino l&#8217;aspetto          generale, la qualità, la conservazione e la presentazione nell&#8217;imballaggio          del prodotto. Inoltre i  fasci vascolari della parte inferiore non devono          presentare un inizio di lignificazione.</div>
<div>Sempre da mio fruttivendolo ho comprato due etti di ricotta di pecora, un etto di cacio primo sale, due etti di formaggio pecorino. tre uova fresche,pane grattuggiato, due ciuffi di prezzemolo, un etto di olive di Gaeta, aglio, due peperoncini secchi. A casa avevo conservato i resti dei diversi tipi di pasta [ bucatini, maltagliati, spaghetti etc]. E poi?</div>
<div>Poi ho amalagamato la ricotta, le uova, le olive dissossate, il pane grattugiato, il cacio primo sale, prezzemolo, peperoncino tritato fine ed una spolveratina di pepe.</div>
<div id="msg_1629690378_2663898350">Quindi ho aperto delicatamente i carciofi, ho depositato nel fondo 1/2 aglio schiacciato ed li ho riempiti con l&#8217;impasto amalgamato a mano e  sigillati con foglie di prezzemolo.</div>
<div>In una padella,  appena fatto soffrigere l&#8217;olio,ho aggiunto una scatola di pelati, i carciofi  ed circa un litro e mezzo di acqua. Poi il fuoco lento ha fatto il resto per circa 40 minuti. Quindi ho aggiunto la pasta e lasciata  cuocere per il tempo necessario. A cottura avvenuta ho  coperto la pentola per cinque minuti e lasciato riposare. Infine ho spiattato senza dimenticare una bella spolverata di formaggio pecorino del Cilento.</div>
<div>Vino? Aglianico, tosto che &#8220;ti  nzuccara lu core e ti faci parlà senza rancore&#8221;. Ti addolcisce il cuore e ti fa parlare senza rancore.</div>
<div>Così diceve mio nonno Pietro che di vini era un maestro</div>
<div>Garantisco anche io!<!--more--></div>
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		<title>Come è buono! &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.. Olfatto e Gusto!</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 17:27:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aniello Cusati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il gusto è essenziale sia per gradire i cibi sia per selezionare  quelli appropriati  o deteriorati.  Il gradimento dei cibi richiede il concorso stimoli sensoriali strutturali. Con l’età la funzione del gusto si riduce leggermente, interessando una sola specifica qualità del gusto (cioè, dolce, agro, salato o amaro). La funzione olfattiva contribuisce alla sensazione del <a href="http://www.aniellocusati.com/2011/03/13/come-e-buono-olfatto-e-gusto/" class="more-link">More &#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-816"></span>Il gusto è essenziale sia per gradire i cibi sia per selezionare  quelli appropriati  o deteriorati.  Il gradimento dei cibi richiede il concorso stimoli sensoriali strutturali. Con l’età la funzione del gusto si riduce leggermente, interessando una sola specifica qualità del gusto (cioè, dolce, agro, salato o amaro). <em>La funzione olfattiva contribuisce alla sensazione del gusto e  diminuisce</em> maggiormente con l’età, anche nelle persone sane. Gusto ed olfatto sono indispensabili.</p>
<p>Possono causare le alterazioni gustative</p>
<ul>
<li>Malattie sistemiche come le neuropatie, i disordini cognitivi, le infezioni delle vie aeree superiori</li>
<li>Malattie della bocca</li>
<li>Uso di alcuni farmaci</li>
<li>lesione traumatica del 7<sup>o</sup> (facciale), 9<sup>o</sup> (glossofaringeo) o 10<sup>o</sup> (vago) nervo cranico (che contribuiscono alla sensazione del gusto, nella lingua, nel palato molle e nel faringe);</li>
<li>traumi orali o maxillofacciali;</li>
<li>interventi di chirurgia a livello dentale o alveolare: estrazioni, chirurgia parodontale, biopsie</li>
<li>interventi di chirurgia craniomandibolare;</li>
<li>infezioni endorali con secrezione purulenta;</li>
<li>Scarsa igiene orale.</li>
</ul>
<p>La scarsa igiene orale, particolarmente dei denti con ricostruzioni estese o delle dentiere, può provocare delle sensazioni gustative croniche sgradevoli e causare gengiviti o  infezioni batteriche e micotiche che contribuiscono all’alterazione gustativa.</p>
<p>La ridotta capacità gustativa  è definita ipogeusia; un persistente cattivo sapore in bocca è definito disgeusia. Entrambi sono dovuti a malattie orali o sistemiche. La perdita del gusto  definita ageusia, è rara. Nella maggior parte dei pazienti, le modificazioni del gusto si verificano in modo lento e insidioso.</p>
<p>Cosa fare? Fare un semplice test: sentire il gusto salato delle patatine fritte, quello dolce del gelato, quello aspro del succo del limone e quello amaro del caffè. Risposte affermative indicano che il deficit è olfattivo piuttosto che gustativo.  Un sapore sgradevole, normalmente associato con i pasti o che può essere eliminato sciacquandosi la bocca con acqua, può essere causato da una malattia della bocca, compresi il trauma orale e la scarsa igiene orale.</p>
<p>Che fare? Un’adeguata igiene dei denti, delle gengive, dei tessuti periodontali, della lingua e della dentiera può aiutare a prevenire le alterazioni del gusto.<!--more--></p>
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